Dal 15 settembre 2009 è operativo “Lo scudo fiscale” ovvero il provvedimento che consente l’emersione di capitali illecitamente detenuti all’estero; attraverso il pagamento di un importo pari al 5% del valore dei beni si ottiene la regolarizzazione della propria posizione con l’agenzia delle entrate e la protezione da ogni attività di accertamento tributario e contributivo che abbiano per oggetto quei capitali.
Con l’ultima modifica apportata lo scudo coprirà oltre ai reati di omessa e infedele dichiarazione, anche le dichiarazioni fraudolente mediante fatture inesistenti, artifici, occultamento o distruzione di documenti e falso in bilancio. In cambio di questa estensione il governo ha ridotto il periodo per aderire, da aprile 2010 lo ha anticipato al 15 dicembre 2009. Si stima che la nuova versione di scudo potrebbe far fruttare alle casse dello Stato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.
La domanda che molti cittadini italiani che detengono capitali non registrati in depositi e conti esteri si stanno ponendo è “ ma conviene aderire a questa opportunità ? “. La risposta è “assolutamente si”; con il sostenimento di un costo solo del 5% è possibile avere la piena disponibilità di questi capitali nel conto corrente dell’agenzia più vicina della nostra Banca o sul nostro conto on line.
Basta conti cifrati, segreti, basta sostenere costi esorbitanti per la gestione di questo denaro nei paradisi fiscali, spesso investiti in strumenti poco trasparenti ma con nomi molto esotici…basta hedge fund e fondi a gestione attiva che investono semplicemente in titoli di stato italiano e se va male invece in titoli “tossici”.
E’ vero molti diranno che questo è il terzo provvedimento dal 2001 ad oggi e che di sanatorie ce ne potrebbero essere ancora domani, ma è vero anche che tutti i paesi occidentali fiaccati dalla crisi del 2008 hanno bisogno di capitali e hanno dichiarato apertamente guerra ai “paradisi fiscali”. Gli USA sono fra i più attivi in questa guerra e la Banca svizzera UBS e i suoi clienti americani ne sta pagando i primi conti; la Germania contro il Lussemburgo e la stessa Svizzera. In Italia sono 170.000 i casi tenuti sotto osservazione dal fisco, così ha dichiarato Attilio Befera il direttore generale dell’Agenzia italiana delle Entrate.
Cosa fare allora? Bene, andate dalla vostra Banca italiana di fiducia, presentate la dichiarazione riservata nella quale indicare la natura e l’ammontare delle attività oggetto di rimpatrio, la banca stessa si occuperà delle operazioni con le banche estere e del pagamento all’erario dell’aliquota del 5%.
La dichiarazione non sarà resa nota all’Amministrazione finanziaria dalla Banca, la quale si limiterà a comunicare l’entità della ricchezza complessiva rientrata e le somme versate a titolo di aliquota di regolarizzazione. Solo in caso di accertamento fiscale, il contribuente potrà rendere nota all’Amministrazione procedente l’esistenza dello scudo, paralizzando in tal modo ogni attività accertativa nei suoi confronti
Dopo aver adempiuto alla regolarizzazione non vi rimane che valutare attentamente come impiegare questi capitali, in quali strumenti finanziari e quali rischi siete disposti a correre, quindi possibilmente, oltre che ad ascoltare il vostro banchiere italiano o il promotore finanziario di turno, rivolgetevi anche ad un consulente finanziario indipendente in assenza di conflitti di interesse, altrimenti alla fine, rischiate di passare come si suol dire “ dalla padella..alla brace”, con buona pace del fisco, ovviamente.

